Richard Ramirez seminò il terrore in California tra il 1984 e il 1985. Fu condannato per 13 omicidi e altri 30 gravi reati, ma venne collegato anche a un delitto precedente.
Richard Ramirez, nato a El Paso nel 1960, divenne uno dei più famigerati serial killer statunitensi con il soprannome di “Night Stalker”. Tra il 1984 e il 1985 entrò nelle abitazioni di vittime apparentemente scelte senza uno schema rigido, colpendo uomini e donne di età molto diverse. Nel 1989 una giuria di Los Angeles lo riconobbe colpevole di 13 omicidi, cinque tentati omicidi, 11 aggressioni sessuali e 14 furti con scasso.

Richard Ramirez: una serie di attacchi senza una vittima “tipo”
Uno dei primi omicidi per cui Ramirez venne condannato fu quello della 79enne Jennie Vincow, trovata morta nel suo appartamento di Los Angeles il 28 giugno 1984. La serie esplose soprattutto nel 1985. Ramirez entrava spesso di notte attraverso porte o finestre, utilizzando armi da fuoco, coltelli o altri oggetti. Gli investigatori trovarono in alcuni casi simboli satanici, mentre impronte di particolari scarpe Avia contribuirono a collegare diverse scene del crimine.
La svolta arrivò dopo l’aggressione del 25 agosto 1985 a Mission Viejo. Un ragazzo aveva notato una Toyota arancione sospetta e parte della targa. L’automobile venne ritrovata abbandonata e gli specialisti recuperarono un’impronta digitale che fu confrontata con quelle già presenti negli archivi: apparteneva a Richard Ramirez. Il 30 agosto la polizia diffuse pubblicamente nome e fotografia del sospettato.
Riconosciuto per strada e catturato dai cittadini
La mattina del 31 agosto 1985, Ramirez rientrò a Los Angeles dall’Arizona. Vide la propria fotografia sulla prima pagina del quotidiano in lingua spagnola La Opinión e tentò di fuggire. Dopo avere provato a rubare un’automobile, venne inseguito da alcuni residenti di East Los Angeles, che lo bloccarono dopo una colluttazione e lo consegnarono alla polizia. Una delle più grandi cacce all’uomo della storia recente della California terminò così per opera, in larga parte, degli stessi cittadini.
Il processo iniziò nel gennaio 1989. Il 20 settembre la giuria lo dichiarò colpevole di tutti i 43 capi d’imputazione sottoposti al verdetto, comprendenti 13 omicidi e altri 30 reati. Il 7 novembre 1989 Ramirez venne condannato a morte. Nel 2006 la Corte Suprema della California confermò sia le condanne sia la pena capitale.
Esiste inoltre almeno un omicidio non compreso nelle 13 condanne. Nel 2009, la polizia di San Francisco annunciò che il DNA aveva collegato Ramirez all’uccisione della bambina Mei Leung, nove anni, avvenuta nell’aprile 1984. Ramirez non venne però processato per quel caso. Ciò significa che il numero delle sue vittime giudiziariamente provate rimane 13, mentre almeno un altro omicidio gli è stato attribuito successivamente attraverso prove genetiche.
Ramirez rimase nel braccio della morte di San Quentin senza essere mai giustiziato. Morì il 7 giugno 2013, a 53 anni, al Marin General Hospital. Il medico legale stabilì come causa le complicazioni di un linfoma a cellule B; soffriva inoltre di epatite C cronica. La sua morte arrivò quasi 24 anni dopo la condanna capitale.